A meno tredici, Cantù è salva. Con scongiuri vari

Si arrabbierà Trinchieri, si arrabbieranno i dirigenti, e forse anche qualche giocatore. Di solito non ci piace irritare gli amici, ma  non è più possibile fare finta di niente e ignorare cosa significhi la vittoria di Cantù contro Cremona (89-68 il punteggio).  A tredici giornate dal termine la matematica potrebbe in realtà riservare ancora chissà quali sorprese, ma la logica i suoi verdetti comincia già a darli.
La Ngc Cantù ha centrato il suo obiettivo stagionale ed è salva. Mancano ancora tantissime partite (compresa quella contro Napoli che una gara in realtà non lo sarà), ma i brianzoli grazie alla vittoria di questo fine settimana hanno portato a dieci punti il vantaggio in favore dei cremonesi guadagnandosi anche il vantaggio nello scontro diretto in caso di arrivo all'ultima giornata a parimerito. Dieci punti, proprio come quelli che i cremonesi sono riusciti a conquistare in campionato fino alla seconda di ritorno. Soltanto uno tsunami (Cantù che non batte neppure Napoli e Cremona che vince metà delle gare che gli mancano) potrebbe riportare i biancoblù a contatto con la lotta salvezza.
Quindi, anche se già ci immaginiamo gli scaramantici in cerca di appigli più o meno rigidi per contrastare il nostro vaticinio, i giochi per il principale degli obiettivi della stagione della Ngc Cantù sembrerebbero proprio fatti. Se non bastasse il far di conto, l'ottima prestazione dell'ultima domenica al Palasport Pianella dovrebbe spazzare via  i residui dubbi.
Certo, l'avversario è finito subito alle corde rinunciando praticamente a difendere. Senza pressione, senza falli, senza intensità i cremonesi, mentre la truppa di Trinchieri guidata da un Jerry Green che sembra avere un conto aperto con la Vanoli ha iniziato la partita senza sbagliare un colpo. Nella prima metà gara si è intravista la perfezione con il playmaker canturino capace di bucare la retina avversaria dalla lunga distanza per sei volte consecutive. La stessa sequenza, a parti inverse, si era verificata la domenica prima contro la Benetton ed allora aveva parlato di cattiva sorte. Ma la fortuna viene e la fortuna va e ciò che aveva sottratto con Treviso ha restituito contro Cremona. La differenza nei due casi non l'ha fatta le dea bendata che ha provato a cambiare le carte in tavola, ma la differente reazione dei brianzoli a Treviso piuttosto che dei cremonesi nel palazzetto di Cucciago. Allora Cantù le ha provate tutte per resistere agli schiaffi  della sfortuna giocandosi la gara  fino all'ultima azione mentre i cremonesi hanno alzato bandiera bianca subito andando alla deriva. Nessun punto guadagnato in entrambi i casi, ma se la squadra di Trinchieri aveva potuto preparare la gara successiva con la consapevolezza del proprio valore, i cremonesi sono tornati nella città del torrone tormentati da paure che pensavano di essersi lasciati alle spalle.
Archiviata la salvezza ora bisogna volgere lo sguardo avanti. Nel futuro prossimo, la Ngc andrà a fare visita a una rivitalizzata Montegranaro, appena prima delle final-eight di Coppa Italia dove i biancoblù affronteranno Biella da teste di serie. Un premio  e una vetrina. Il premio per quanto seminato e raccolto fino ad oggi in campionato, una vetrina per chi vede il proprio futuro oltre Cantù ed avrà puntati addosso gli sguardi degli addetti ai lavori più importanti.
Da quel fine settimana si ridisegneranno gli obbiettivi di breve periodo di Cantù che intanto guarderà i suoi avversari da un prestigioso quarto posto, seppur in condominio, e se lòa Ngc Medical  non si specchierà troppo a lungo per vedersi tanto bella,come Narciso, la formazione brianzola potrebbe non avere smesso di stupire.


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Cenerentola al ballo

Sorpresa! La Ngc Cantù è quarta in classifica alla fine del girone di andata. Chi l'avrebbe mai detto soltanto quattro mesi fa? Risultato pregevole, ma concretamente cosa significa?  In soldoni, il primo effetto è quello di giocarsi le final-eight di Coppa Italia da testa di serie. Dove si è deciso soltanto ieri pomeriggio nell'ennesimo pasticciaccio della pallacanestro italiana di questa stagione. Avellino e Bologna si sono contese l’organizzazione all’arma bianca e alla fine l’ha spuntata la seconda, ma la questione è stata parecchio complicata, perché cinque club (Varese, Cremona, Caserta, Pesaro e Ferrara) che hanno votato
a favore della società irpina hanno chiesto la restituzione della tassa d’ingresso nella massima serie (350mila euro), e per ottenerla hanno promosso un arbitrato nei confronti della Lega. Questo ha rimesso tutto in ballo. I brianzoli affronteranno Angelico Biella, in quello che assomiglia sempre più a un derby, ed essendosi assicurati il quarto posto si potranno perlomeno giocare alla pari il primo turno sfuggendo, come testa di serie, alla furia di Siena che anche nell’ultimo week-end si è sbarazzata di Bologna, l’ultima tra le squadre accreditate ad essere sua antagonista, liquidandola con un trentello di scarto (100-70) che ben poche speranze lascia a chi la dovrà affrontare. Vero che in una gara unica in teoria nessuna squadra è imbattibile, ma visto che nessuno è riuscito a battere i toscani in tutto il girone di andata, sembra improbabile che una squadra ci riesca a fine febbraio e quindi in palio sembrerebbe esserci soltanto la piazza d'onore. Secondo posto che Cantù ha già centrato nel 2003 la Oregon Cantù contro Treviso e che fu prologo alla Supercoppa Italiana vinta l'anno successivo. Ma fermiamoci coi voli pindarici.
Quarti dunque, ed il risultato non può che dirsi eccezionale. I biancoblù faticano forse a ritagliarsi spazi nei quotidiani,  sempre abbagliati da quella strana idea del basket metropolitano, Roma e Milano centrico, che in Italia ha avuto sporadica fortuna, ma il campo non insegue particolari logiche e finora ha premiato gli uomini di Trinchieri forse anche oltre i loro meriti. 
Proprio il coach milanese che è stato capace coi suoi risultati di conquistare i tifosi brianzoli è per noi l'eroe della prima parte di stagione. La sua idea di basket essenziale, dove l'idea di gioco dell'allenatore deve essere eseguita con meno errori possibili e senza grossi guizzi inventivi dai giocatori, forse non sarà il massimo della spettacolarità, ma sta regalando a Cantù grandi soddisfazioni.
Della partita del fine settimana sembra invece inutile parlare. La Ngc a Napoli contro la Martos  ha fatto il suo compitino in modo elegante e senza mancare di rispetto all'avversario manifestamente inferiore che schierava la formazione Under19 di Rieti. Il pur ampio risultato (37-128) è stato ottenuto schierando il quintetto titolare nel primo quarto e mandando in campo poi i ragazzi più giovani. Uomo della partita è stato così il ventenne Giacomo Bloise autore di una prestazione davvero preziosa (4/5 da due punti, 6/7 da tre e 5 assist). Del talento di Bloise avevamo già sentito parlare, anche se il suo fisico esile lo rende per il momento inadatto a tenere il campo in serie A1, ma dei numeri così importanti non ce li aspettavamo. Nessuna cominci a invocare il suo nome in campo da domenica prossima, perché come abbiamo già scritto la gara in Campania non può considerarsi tale, ma un pizzico di speranza nel rivedere nomi brianzoli al 100% tenere il campo in A1 la vogliamo mantenere.

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Vedi Napoli e poi muore

Vedi Napoli e poi muore. Napoli, si intende. Nessun rigurgito leghista, tranquilli, la profezia può avverarsi esclusivamente in senso cestistico.
Domenica nel capoluogo campano la Ngc Medical Cantù giocherà una non-partita contro le giovanili di Rieti in maglia Martos Napoli per concludere il girone di andata e forse anche la storia della società partenopea.
Confusi? Lo siamo un po' tutti quindi cercherò di riassumere questa farsa che trova spazio per crescere tra le pieghe di regolamenti non rispettati e controlli inesistenti sulla salute finanziaria delle società sportive. La comica  inizia la scorsa stagione quando Rieti, squadra vicina al fallimento finanziario e sportivo, riesce a salvarsi miracolosamente soltanto all'ultima giornata, complice anche la vittoria di Cantù che affossa la Fortitudo dopo aver perso nel Lazio. Presidente era il dottor Gaetano Papalia, laureato in giurisprudenza alla Bocconi di Milano, amministratore per molto tempo degli ippodromi di Napoli, Roma e Firenze, avvezzo alle scommesse quindi e deciso a  rilanciare al raddoppio sulla sua squadra di pallacanestro. A Rieti si rischia di fallire? Impacchettata la società la sposta in una metropoli, a Napoli, dove pur freschissime  erano le ferite del fallimento del presidente Maione, nonostante lo stesso avesse centrato alcuni risultati sportivi di prestigio. Puntata ad  handicap però, perché pronti via, alcune irregolarità nei pagamenti di imposte e giocatori la fanno penalizzare di due punti che nel giro di qualche mese diventano addirittura a 8. 
Se il bilancio fa acqua da tutte le parti, con Papalia che non trova di meglio che dar la colpa a chi gli aveva promesso un aiuto e poi si è ritirato, nemmeno  la squadra non riesce a cavare un ragno dal buco e non riesce a vincere alcuna partita. Gli ingressi del PalaBarbuto sembrano esclusivamente dotati di porte girevoli con giocatori che entrano, si accorgono che l'ingaggio promesso non verrà saldato, fanno le valige, e se ne vanno. Finchè lo spogliatoio lentamente si svuota ed il dottor  Papalia si inventa di mandare in campo i migliori giovani di Rieti, guidati dal un suo allenatore che in realtà prova anche a sottrarsi a questo infausto destino, ma in qualche modo viene incastrato dal presidente sulla panchina.
Il proprietario cerca di mediare il sempre più probabile fallimento e corteggiando Lega e Federazione si inventa una soluzione che, a suo dire, salverebbe capra e cavoli. Alla fine del girone di andata Napoli si ritirerebbe, ma senza fallire, retrocedendo in A2. La farsa si chiuderebbe in modo sconcertante (mai una squadra ha terminato un torneo addirittura sotto zero), qualche avversario risparmierebbe una trasferta onerosa (e chi l'ha già fatta?), nessuno rischierebbe nemmeno teoricamente di essere l'unico a perder punti contro Napoli. 
La Fip però non ne vuole sapere di regalare il diritto di serie A2 al signor Papalia (che quasi sicuramente se lo rivenderebbe  in tempo zero, Firenze per esempio sembrerebbe interessata) e grida allo scandalo sentendosi tradita da Papalia, ma senza però proporre alternative. Alla teoria dei politici del basket risponde la concretezza degli imprenditori dello stesso sport (la Lega A) che come estrema ratio propongono un fantasioso quanto forse irrealizzabile espediente: prestare a costo zero alcuni giovani che non trovano spazio in campo nelle rispettive società per consentire a Napoli di imbastire delle gare perlomeno decenti.
Quella di domenica prossima per esempio non lo sarà di certo. 
I ragazzi reatini infatti dopo l'emozionante gioia del debutto nella massima serie contro giocatori veri nel pieno della maturità e provenienti da ogni continente, sono andati letteralmente in vacca anche se senza colpe. Contro Roma, lo scarto finale è stato da record, 101 punti (138-37) e non è difficile immaginare lo sguardo dei bambini in maglia Martos al rientro negli spogliatoi.
Del resto il dilemma etico-sportivo non ha facile soluzione. Come si rispetta un avversario tanto debilitato? Trattandolo alla pari e mettendo in campo la giusta energia o sbeffeggiarlo e irriderlo giocando con il freno  a mano tirato. Nei toni grigi della mediazione probabilmente si può trovare una possibile risposta e tentare una partita vera, ma senza eccessi agonistici, potrebbe essere il miglior compromesso per dei professionisti costretti a scendere in campo contro una manciata di ragazzini. 
La Ngc ha scelto di non pensare ancora a questa gara e ne ha approfittato per forzare un pochettino il lavoro atletico. Domenica però entrando in campo i nodi arriveranno al pettine e forse soltanto sentendo il polso reale del morale avversario gli atleti brianzoli sapranno scegliere l'atteggiamento migliore. Le alchimie procedurali, i tentativi del presidente Papalia, i consigli superflui della stampa, sul campo conteranno zero. L'ultima parola spetta sempre al terreno di gioco dove spesso istinti e fatica decidono la rotta più di decisioni tattiche o considerazioni etiche. Li tutto torna alla natura del gioco, all'essenza della palla e dei canestri. Speriamo anche al divertimento.


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Non é la EnBiEi

E no, la serie A1 non è la Nba. Lo si comprende tutte le domeniche santificate al basket, ma è più chiaro in serate come domenica scorsa quando al Pianella ha giocato il Montepaschi Siena (56-87), squadra imbattibile ed imbattuta del campionato italiano.

Intendiamoci, i toscani non sfigurerebbero affatto nel torneo professionistico americano e si sono ritagliati uno spazio importante tra i team europei. Fosse la Nba però, Siena (o anche Milano) dovrebbero rispettare un tetto di ingaggi stabilito dalla Lega uguale per tutte le squadre e ritenuto congruo dalla maggiorparte di esse. In Italia  invece grazie allo sponsor  Montepaschi la squadra che domina il nostro torneo può permettersi di saccheggiare le altre formazioni dei loro migliori giocatori offrendo loro ingaggi da palcoscenico internazionale e far saltare il banco. Questo senza nulla togliere a chi poi sa investire il tesoretto senza rincorrere nomi (e qui sta la differenza con Milano), ma scegliendo ogni singolo giocatore con grande attenzione. 
Succede così che nessuna delle riserve a disposizione del nuovo allenatore della Nazionale oltre che di Siena, Simone Pianegiani, partirebbe seduto in panchina al Pianella ed in tutti gli altri palazzetti italiani. Così vincere è facile!
Non è la Nba, ma in qualche modo cerchiamo di imitarla.  Si sa però che le copie sono sempre peggiori dell'originale e così abbiamo clonato le caratteristiche più negative. Così non ci siamo fatti mancare il nostro bello scandalo arbitrale con la sola differenza che mentre i fischietti a stelle e strisce  sembra fossero particolarmente sensibili alle scommesse sportive, i colleghi tricolori pare fossero più preoccupati della carriera che non di mantenere un equo metro di giudizio. Perché parlarne? Perché due tra i personaggi che apparirebbero nelle intercettazioni (i signori Sabella e Capurro) facevano parte della terna vista all'opera al Pianella e la loro mancanza di tranquillità ci è sembrata evidente pur in una gara facile da dirigere e così poco equilibrata da rendere l'arbitraggio ininfluente.
Non è la Nba ragazzi e nel torneo italiano si rischia di retrocedere. Non è ammesso sbagliare programmazione perché scendere di categoria può essere devastante in una situazione economica come quella attuale. Anche con in tasca il biglietto delle Final-Eight di Coppa Italia e in una  posizione di classifica più che tranquilla non si può mollare nemmeno un secondo. Certo, sbracare con Siena ci sta soprattutto se come domenica si resta in partita almeno per metà gara, ma il girone di ritorno dell'anno scorso insegna che chi si ferma è perduto e sperare in battute d'arresto degli avversari invece che contare sulle proprie forze può essere deleterio. Lo sa bene coach Trinchieri che infatti anche sotto di 30 con la corazzata senese non ha smesso di chiedere grande tensione ai suoi giocatori ottenendo dai suoi risposte rincuoranti al di la di quanto il punteggio finale faccia supporre.
Non è la Nba, anche se qualche giocatore potrebbe giocarci senza sfigurare. Sundiata Gaines per esempio che l'anno scorso portava palla a Cantù raccogliendo più critiche che elogi dal pubblico sofisticato del Pianella, la scorsa settimana si è ritagliato i suoi 5 minuti di notorietà vincendo all'ultimo secondo con una bomba una gara Nba. Yatta, come si fa chiamare il colored, non è rimasto in Brianza perché l'anno scorso, nonostante fosse uno dei pochi a  salvarsi in una banda di americani scalcagnata,  si è preferito rinnovare completamente il gruppo. Eppure siamo certi che anche se non è la Nba, giocare al Pianella sia servito alla crescita di Gaines almeno quanto le sue scorribande nel torneo universitario a stelle e strisce.
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No derby, no party

Che cos'è un derby? Una partita, un evento sportivo, una gara tra squadre della stessa città o della stessa area geografica? 
E' decisamente qualcosa in più che esce dal campo di gara e riguarda in modo particolare i tifosi. 
ll derby é la prima partita che si cerca appena vengono diramati i calendari e spesso vale una stagione intera soprattutto quando i grandi traguardi sembrano inaccessibili. Il derby sono i cori che  punzecchiano i campioni avversari, ma che sanno anche dedicare a loro uno striscione intitolato al "miglior peggior nemico".
Il derby é un aeroplano che sorvola un palazzetto dopo una vittoria in trasferta e 'strilla' da uno striscione "serie B, serie B" accompagnando la retrocessione dell'avversario. 
Il derby é sofferenza e 40 minuti vissuti in apnea (salvo supplementari), uno spettacolo sugli spalti e la promessa di 365 giorni di sfottò.
Il derby é soprattutto il giorno dopo quando dovrai subire amici e colleghi in caso di sconfitta o potrai maramaldeggiare in caso di vittoria.
Quello perso contro Varese dalla Ngc Medical Cantù sabato scorso a Masnago non è stato un derby nonostante l'etichetta lo abbia promosso tale anche in diretta tv. 
Mancava uno dei protagonisti infatti, il tifo organizzato di Cantù, fermato da una disposizione dell'osservatorio dello sport che ha catalogato la partita ad alto rischio per responsabilità attribuibili ad entrambe le tifoserie e della questura varesina che ha deciso di negare l'accesso agli Eagles nel palazzetto dei cugini. In molti si sono stracciati le vesti per questa decisione dello Stato 'repressore' e addirittura un centinaio di ultras ha deciso di sfilare per cittadina brianzola in segno di protesta. 
Noi preferiamo farci qualche domanda. Forse il questore della città giardino è stato colpito da un fulmine o da un colpo di sole per determinare questa esclusione? O forse ha soltanto la memoria più lunga di chi protesta la sua decisione e ricorda quanto successo nel mese di settembre quando per un'amichevole di precampionato tra le due squadre in territorio neutro. Allora si è arrivò a scontri tra le due tifoserie e forse i germi di quanto deciso la scorsa settimana furono seminati allora.
Non confondiamo causa ed effetto. Amiamo i derby e per questo detestiamo le partite paradossali come quella di una Cantù che gioca a Varese con un uomo in meno dovendo rinunciare alla spinta del suo pubblico. Ma non sono le questure a  dovere fare il primo passo per risolvere la situazione. La chiave per poter dimenticare la delusione di un mancato derby è nel cancellare completamente quei pochissimi facinorosi che non avendo altra fede che quella scritta sulla loro sciarpa si sentono autorizzati allo scontro fisico col nemico per sentirsi vivi. Analisi sociologica spicciola e dozzinale e che inoltre non ci compete, lo ammettiamo, ma spesso nella semplicità si nasconde la soluzione dei problemi.
L'augurio è che lo squallido spettacolo di un palazzetto dover una tifoseria sfotte dei fantasmi (e uno speaker da discoteca più che da palazzetto non trova di meglio da fare che rilanciare quegli sfottò scritti su striscioni e rivolti al vento con il suo microfono) è necessario ripartire da zero e tornare al vero senso dello scontro.
Queste scelte danneggiano il basket, tolgono forza a una squadra che ha bisogno di ogni sua cellula di energia e puniscono inutilmente la maggioranza di tifosi e ultras. Solo se i pochissimi violenti cominceranno a non sentirsi a casa inglobati nella grande pancia della tifoseria canturina si potrà tornare a giocare dei veri derby.


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Speciale

Cantù è un posto speciale. Non sono i cittadini brianzoli ad elogiare la loro cittadina, ma un milanese anomalo (basterebbe il suo albero genealogico con radici negli Stati Uniti ed in Croazia a classificarlo tale). Coach Andrea Trinchieri si è lasciato scappare questo complimento nella conferenza stampa seguita alla brillante vittoria contro Avellino (85-61)che ha regalato ai biancoblù il terzo posto in classifica appaiati alle scarpette rosse milanesi.

A Cantù c'è un ambiente cestistico eccezionale, conferma l'avversario sconfitto da Trincheri, quel Cesare Pancotto che è un vero e proprio decano del basket nazionale.
Pareri tanto autorevoli non possono essere ruffiani. Cosa rende Cantù tanto speciale? Non certo i suoi politici che nonostante un'invidiabile continuità amministrativa in oltre vent'anni non sono riusciti a costruire un palazzetto dello sport adeguato alla serie A1 di basket (mentre a Dubai in quattro hanno edificato il grattacielo più alto del mondo) e nemmeno il tessuto economico che nonostante la sua tradizionale ricchezza, oggi un po' decadente come quella dell'intero pianeta, incredibilmente non riesce a trovare uno sponsor che affianchi la proprietà nel sostenere uno dei suoi simboli. 
Qual'è allora il segreto di Cantù? La passione. Passione per quella palla arancione ed i giganti che se la contendono e che porta a riempire uno scatolotto di latta di tifosi entusiasti anche nei ponti di capodanno, quando il richiamo delle piste da sci sa essere canto di sirena. Passione che chiunque graviti intorno alla squadra in qualsiasi ruolo avverte raddoppiando sforzi e capacità, lavorando sempre al limite. Lo stesso coach Trinchieri parla di "spogliatoio 2" e ci butta dentro tutti i dipendenti della società che nello spogliatoio primario non entrano, ma non per questo sono meno importanti. Mi piace estendere questo concetto e ampliare il numero degli spogliatoi perché da chi sorveglia i parcheggi a chi trasmette la sua passione in un forum sono centinaia i personaggi che rendono questa Cantù un posto speciale. Talmente straordinario dal riuscire ad organizzare nozze con i fichi secchi e superare senza traumi lo sconcerto della diserzione di un americano. Cantù capace di sorprendere tutti pescando il sostituto di Jeffers tra i giocatori europei e non negli Stati Uniti. Talmente particolare dal saper guardare alla coda della classifica ed alla salvezza invece che esaltarsi per un podio che la proietta di diritto alle final-eight di Coppa Italia. 
Sarà proprio questo posto speciale a dover aiutare Trinchieri a inserire il serbo Vladimir Micov nel meccanismo ben oliato che sta ottenendo tutti questi successi senza inceppare la macchina. Un giocatore scelto proprio perché il suo innesto dovrebbe essere meno traumatico e non richiedere troppe settimane di adattamento. Sempre che il giocatore si 'disciuli' come il coach meneghino butta la ai cronisti. E sempre che gli uffici della federazione facciano lo sforzo di tesserarlo a breve.  La scalcinata Fip infatti riesce anche a chiudere i propri uffici mentre il campionato è in corso (ma non esiste un Brunetta per queste elefantiache organizzazioni sportive in letargo invernale?). Non basta quindi preparare il giocatore in palestra e ritagliargli il ruolo giusto nella formazione, ma bisogna prima vincere la battaglia contro le carte bollate e i burocrati che difficilmente avranno  bisogno di meno una settimana per mettere un timbro. Purtroppo Cantù è un posto speciale, mentre Roma è la solita Roma.

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Anno nuovo, nuovo americano

A volte la prima impressione trae in inganno e anche se superbamente  ci convinciamo di riuscire a leggere le persone meglio dei libri, prima o poi tutti cadiamo in errori di valutazione. A me per esempio stava andando il panettone di traverso quando ho saputo, prima come pettegolezzo su un forum, poi dalla società, che Othyus Jeffers, ala americana della Pallacanestro Cantù, ha approfittato della vacanza concessa a Natale da coach Trinchieri per piantare baracca e burattini e decidere di restarsene negli Stati Uniti.
Una fuga in piena regola, anche se non particolarmente rocambolesca, che da  un uomo abituato a schivare proiettili per sopravvivere nei sobborghi di Chicago, non mi sarei mai aspettato. 
Capita, invece, che un uomo imperturbabile davanti a una gang di malavitosi sia colto invece da magoni insostenibili se trapiantato per qualche mese al di la dell'oceano, circondato da personaggi cordiali, ma in qualche modo del tutto alieni alla routine americana. Capita, è successo a personaggi più famosi e accadrà ancora, ma sempre ci lascia perplessi.
Impossibile d'altronde costringere un giocatore a restare contro la sua volontà, anche perché in campo non mancherebbe di notarsi la disarmonia. Un esempio a caso. Il talento giovanissimo di Brandon Jennings che l'anno scorso approdò a Roma cercando un trampolino di lancio per la Nba, nella passata stagione non lasciò tracce degne di nota salvo poi tornare fenomeno quest'anno tra i professionisti americani dopo essere stato scelto da Milwaukee.
Perde un pezzo quindi, la Ngc Cantù, e in una squadra creata col bilancino del farmacista e dagli effettivi contati, sostituirlo sarà tutt'altro che facile.
Impossibile, probabilmente, prima di giocare al Pianella domenica prossima, difficile, anche affrettando la scelta, trovare il rimpiazzo in un paio di settimane.
Ma su chi si orienterà il team brianzolo per inserire il nuovo tassello? Se è ancora presto per fare nomi non lo è per ragionare sulle direzioni possibili.
Probabilmente la prima pista porterà ad indagare su qualche giocatore già in Europa se non in Italia. Trovare un cestista nel continente vorrebbe dire risparmiare tempo con il  suo ambientamento.
Se non si trovasse nessuno con questo identikit, considerando che in fondo dovrebbe essere qualcuno lasciato libero da altri team e quindi probabilmente non una prima scelta, si tornerebbe a battere piste americane.
La D-League innanzitutto, una sorta di campionato delle riserve della Nba. In quell'acquario nuota anche qualche pesce grosso che sotto il controllo dei team professionistici si tiene allenato in attesa di una chiamata. I giocatori più forti che si fossero stancati per quest'anno di aspettare una promozione potrebbero voler tentare una carta europea, ma bisogna sempre considerare l'aspetto motivazionale  di questo tipo di atleti, spesso più interessati agli euro che non alla possibilità di mettersi in mostra.
Molti giocatori invece non hanno le caratteristiche per poter competere in Nba, ma sono potenzialii big nelle nostre leghe. Altri atleti tra i pro sarebbero chiusi nel loro ruolo per qualche limite, ma sarebbero molto meglio adattabili nella stessa posizione in Italia.
Le opportunità insomma non mancano ed insieme alla coppia Arrigoni-Trinchieri sicuramente sono già al lavoro scout, atleti o semplici appassionati.
Nonostante il bottino accumulato infatti ,Cantù non può regalare un americano a nessuna squadra di serie A e chissà che la befana tra i dolcetti quest'anno non regali un nuovo campione ai tifosi brianzoli.


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